Il giacimento di energia è enorme, si trova in superficie ed è quasi inesauribile. Ha un potenziale economico pari alle più grandi scoperte petrolifere nazionali, ma non si tratta di oro nero: è l’immensa quantità di energia efficientabile nei nostri patrimoni immobiliari.
EDILIZIA
Le nostre abitazioni sono responsabili del 30% delle emissioni nocive sul nostro Pianeta e del 40% dei consumi energetici.
In questi anni abbiamo assistito al cambiamento apportato nel settore energia dall’avvento delle fonti rinnovabili, ma è tempo per una nuova sfida: riuscire a estrarre l’enorme potenziale di megawatt dai nostri edifici.
Per fare ciò è necessario reinventare uno dei settori più conservativi, più frammentati e meno innovativi che abbiamo in Italia: l’edilizia.
Dei 13,5 milioni di edifici, la maggior parte è rappresentata dal residenziale privato, 12,1 milioni.
Quello italiano è il secondo patrimonio immobiliare più vecchio al mondo: circa un terzo necessita interventi di riqualificazione, le residenze private per la metà.
Gli immobili con più di 40 anni, ovvero il 76% degli edifici delle nostre città, richiedono una riqualificazione, oltre che energetica, qualitativa, estetico-architettonica e spesso strutturale e performance che influiscano sul comfort.
RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA
Si prospetta che gli investimenti nel settore della riqualificazione supereranno i 40 miliardi di euro nel 2014, con la creazione di oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2017 anche perché si rileva una forte propensione ad affrontare nei prossimi anni interventi di efficientamento.
Gli immobili rappresentano, specie nel nostro Paese, la principale modalità di risparmio e quindi vanno rivisti con un approccio a prova di futuro; almeno del futuro che l’intervento abbraccerà.
E in questa prospettiva, interventi strutturali e architettonici che non aumentino in modo sostanziale le performance energetiche e che non sappiano introdurre miglioramenti evidenti nella qualità dell’immobile (comfort, illuminazione, qualità dell’aria interna) e nel suo profilo ambientale (efficienza idrica, effetto isola di calore, materiali) sono antistorici e rappresentano un vincolo economico e ambientale che peserà gravemente nei prossimi anni.
CAMBIAMENTI DI POLICY
Il trasferimento di buone pratiche di riqualificazione da oltreconfine, così come la valorizzazione di quelle già esistenti a livello nazionale, può essere il primo step verso un cambio di sistema radicale nel nostro Paese.
Il concetto di deep retrofit, coniato dal leader del think tank del Rocky Mountain Institute Amory Lovins, punta a un approccio progettuale votato a una “riqualificazione profonda” che comporta almeno il 50% di risparmio energetico.
Nonostante tale concetto sia noto anche in Europa, il deep retrofit non è diffuso in quanto richiede un know-how di progettazione integrata, competenze e un diverso modus operandi tra gli attori che oggi non è comune.
Uno dei casi più famosi al mondo di deep retrofit è certamente quello dell’Empire State Building, l’edificio simbolo di Manhattan che, nonostante sia un edificio con fortissime istanze conservative, ha subìto un intervento di riqualificazione capace di 4,4 milioni di dollari l’anno di risparmio energetico, pari al 38% dei consumi totali.
INCENTIVI MA NON SOLO
In Italia le detrazioni fiscali hanno dato una spinta alla riqualificazione che ha permesso un tasso di rinnovo del parco edilizio dell’1% annuo, positivo ma insufficiente per lo stato in cui si trova il patrimonio nostrano anche per il fatto che ha rappresentato la principale strategia di immobilizzazione finanziaria e del risparmio: il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane vale quattro volte il PIL.
NUOVE PROFESSIONALITÀ
Dal quadro fin qui tratteggiato emerge la necessità di un cambio non solo tecnico ma anche culturale nel settore, capace di riorientare l’intera filiera e i principali servizi a essa associati (formativo, finanziario, facility, ecc.) verso interventi radicali.
L’approccio del deep retrofit richiede infatti un profondo cambiamento: nuove professionalità e funzioni di progettazione integrata.
Sono diversi gli Stati che in Europa stanno definendo roadmap volontarie più stringenti di quelle definite a Bruxelles, affiancate da precise iniziative di politica industriale per aumentare la competitività internazionale del settore e catalizzare un rilancio dell’economia nazionale.
In Inghilterra, per esempio, l’input del Governo è netto; dal programma Green Deal per stimolare operazioni di riqualificazione tra i privati, al blocco della possibilità di affittare edifici in classe F e G dal 2017, all’adozione del Building Information Modelling per ogni edificio pubblico costruito dal 2016: sono solo alcune policy volte a formare un quadro di interventi unitario.
E le ricadute si vedono: ogni attore della filiera si misura con una metrica, quella del carbon, che nell’edilizia italiana non è stata ancora introdotta.
È questo un processo di innovazione che non passa solo dalla tecnologia, ma che si caratterizza fortemente per l’adozione di nuove metriche, di nuovi linguaggi e nuovi modelli di business.